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Divento genitore grazie alla gestazione per altri

Pubblicato lunedi, 18 novembre 2019 di Laura Marchesani

La gestazioni per altri in molti paesi non è socialmente accettata e, soprattutto, non è neanche conosciuta e le due cose vanno a braccetto perché quando non esiste conoscenza è anche facile manipolare l’opinione generale.

Per esempio, molte persone confondono ancora la GPA con l’adozione, l’abbandono di minori, e addirittura con la compra vendita di neonati. Ovviamente, ciò è possibile, perché non è facile trovare informazione veritiera su questo argomento così complesso e perché le differenze fra la GPA etica e tutte le altre versioni dei percorsi per la genitorialità non appartengono al dominio pubblico.

Purtroppo a questo si aggiunge il fatto che molti genitori che hanno avuto la fortuna di avere un figlio con l’aiuto di una gestante, soprattutto nel caso degli eterosessuali, non hanno piacere di condividere la loro scelta con altri per paura del giudizio sociale. In questo modo, si chiude il circolo vizioso del timore che porta al silenzio alla disinformazione e al giudizio superficiale.

La gestante e l’opinione altrui                                                                  

In alcuni casi, dei genitori presentano la loro gestante, anche solo via Skype, alla loro famiglia e ad alcuni amici perché pensano che in questo modo la loro scelta etica sia più facilmente comprensibile agli occhi altrui.

Evidentemente nel momento in cui ci si apre e si rende pubblica la propria storia ci si rende bersaglio di altri, ed è anche per questo motivi e alcune gestanti non hanno piacere di rendere pubblica la loro storia, perché non hanno voglia di dover lottare per il diritto alla loro autodeterminazione e decidono di parlarne solo con chi sta loro a cuore.

In effetti, però ci sono anche persone che non hanno timori di raccontare il loro percorso per diventare genitori, anche attraverso la gestazione per altri.

I punti di vista nella maternità surrogata

È interessante osservare come alcuni genitori o futuri tali, vorrebbero far conosce la propria gestante ad amici e parenti per rassicurarli sul fatto che la signora in questione è una donna generosa, consapevole, libera ed informata. Allo stesso tempo, alcune gestanti hanno delle riserve a conoscere la famiglia perché temono di esser messe sotto esame da queste persone, di essere giudicate.

Alla fine si può creare un clima di malintesi scomodo da gestire, solo perché tutti si preoccupano del giudizio altrui.

Liberarsi dai pregiudizi nella procreazione assistita

La pressione sociale e l’opinione altrui purtroppo costituiscono macigni che pesano su tutti coloro che hanno bisogno dell’aiuto della scienza della procreazione medicalmente assistita per realizzare il loro desiderio di avere un figlio ed in particolar modo se devono coinvolgere una gestante nel loro percorso e questo rende più difficile sopportare le difficoltà di ogni percorso.

Dato che è poco realista pensare di poter cambiare l’opinione pubblica mostrando solo il proprio cammino della GPA e le proprie scelte etiche, l’alternativa rimane quella di rendere partecipi e informare le persone più vicine ed importanti per la famiglia, anche pensando al futuro del bambino che verrà e al suo inserimento in un ambiente che lo accoglie come merita.

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